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C'è una distinzione che pochi conoscono ma che dice qualcosa di preciso: in Italia, per legge, si chiama marmellata solo quella a base di agrumi. Tutti gli altri frutti danno confetture. Il limone è marmellata, e lo è da sempre, non perché qualcuno abbia deciso di dargli un nome diverso per distinguerlo, ma perché l'agrume è diverso dagli altri frutti in modo strutturale: ha la buccia, ha l'amaro, ha un'acidità che non si incontra nelle fragole o nelle pesche. Lavorarlo richiede un equilibrio diverso, e il risultato ha un carattere che nessun'altra conserva di frutta riesce a replicare.

 

Il limone del Sud Italia è una cosa precisa. Cresce in posti dove il sole è lungo, dove il clima temperato dal mare tiene le temperature senza eccessi, dove la buccia diventa spessa e profumata e la polpa si carica di un succo che ha acidità e dolcezza in proporzioni che i limoni del Nord Europa non riescono a raggiungere. È un agrume che porta con sé l'aria di quei posti: quando si apre la buccia, quando si taglia il frutto, quando entra nella lavorazione, quel profumo occupa lo spazio in modo che non lascia dubbi su quello che sta per succedere.

 

Questa marmellata usa la polpa del limone fresco, il succo, e lo zucchero di canna. Non è una ricetta elaborata. È una ricetta che funziona perché parte da materia prima buona e non aggiunge cose superflue. La polpa porta la struttura, la fibra, tutta la consistenza che alla marmellata serve per non essere liquida. Il succo porta l'acidità pura, quella che si sente come freschezza e che bilancia la dolcezza. Lo zucchero di canna lavora con la sua nota scura, leggermente caramellata, che non è la neutralità dello zucchero bianco: porta qualcosa in più, un calore di fondo che si amalgama con l'amaro dell'agrume in modo che i due si completano invece di contrastarsi.

 

Il risultato ha un profilo che si legge in sequenza: dolce subito, poi acido, poi amaro in chiusura. È quella sequenza a rendere questa marmellata diversa da tutte le altre. L'amaro non è un difetto, non è qualcosa da correggere aggiungendo più zucchero. È la parte più preziosa, quella che dice che il limone era buono e che la lavorazione non ha cercato di nascondere niente. Chi ama il limone vero, quello che si sente sulla lingua anche dopo aver finito il boccone, riconosce subito questa marmellata come qualcosa di fatto bene.

 

Il colore è giallo intenso, luminoso, che non ha perso niente durante la cottura. L'aroma nel vasetto aperto è quello del limone fresco moltiplicato dalla concentrazione della lavorazione: più pieno, più persistente, con quella nota quasi floreale che il limone ha nella buccia e che qui si sente bene perché la polpa porta con sé tutto quello che il frutto aveva.

 

A colazione è l'uso più immediato. Su una fetta di pane tostato con il burro, dove la grassezza del burro ammorbidisce l'acidità e l'amaro e lascia passare la dolcezza e il profumo: è una combinazione che esiste da quando esistono le marmellate di agrumi. Su un croissant, su una fetta biscottata, su uno yogurt bianco al quale porta una freschezza che lo rende qualcosa di diverso. In pasticceria è un ingrediente preciso: nelle crostate al limone, dove la marmellata può sostituire o integrare la crema al limone, aggiungendo consistenza e un profilo agrumato più complesso. Nei biscotti ripieni, dove l'amaro del limone contrasta con la dolcezza della frolla in modo che funziona meglio di qualsiasi altra marmellata.

 

Con i formaggi è l'abbinamento che sorprende sempre. La marmellata di limone su un formaggio stagionato funziona per lo stesso principio del limone sulla frittura: l'acidità e l'amaro tagliano la grassezza e la rendono più leggera. Con un pecorino semi-stagionato, con un caciocavallo calabrese, con un formaggio a pasta dura in generale: la marmellata di limone porta un contrasto netto, pulisce il palato, fa sembrare il boccone di formaggio più fresco e meno pesante. È un abbinamento che nei taglieri da antipasto non si vede spesso, e che chi lo scopre non abbandona facilmente.

 

Un uso che vale la pena conoscere: la marmellata di limone come glassa su carni bianche e pesce. Spennellata sulla superficie negli ultimi minuti di cottura, lo zucchero caramellizza, il limone si concentra, e il risultato è una crosticina dolce e agrumata che cambia completamente il carattere del piatto. Con il pollo al forno, con la trota, con il salmone: è una tecnica semplice che produce risultati che sembrano elaborati.

 

Il vasetto da 200 grammi dura più della confettura di fragole, perché la marmellata di limone si usa in quantità più piccole: il suo sapore è abbastanza presente che basta poco per sentirlo. È anche per questo che si presta bene ai cesti gastronomici: un vasetto piccolo ma di carattere, accanto a una confettura dolce e a un condimento salato, racconta la varietà di questa produzione senza occupare troppo spazio.

 

Come usarla

Su pane tostato e croissant a colazione, con o senza burro. Su yogurt bianco o greco come dolcificante agrumato. In crostate e biscotti ripieni, come alternativa o complemento alla crema al limone. Con formaggi stagionati su taglieri da antipasto. Come glassa su carni bianche e pesce al forno, spennellata negli ultimi minuti di cottura. In semifreddi e dolci al cucchiaio. Su pancake con panna o ricotta. In cesti gastronomici come regalo gourmet accanto ad altre conserve Braalla.

 

Conservazione

Tenere in luogo fresco e asciutto prima dell'apertura. Dopo l'apertura conservare in frigorifero. Consumare entro 2 o 3 settimane dall'apertura.

 

Formato

Vasetto da 200g.

 

Ingredienti

Polpa di limoni freschi, zucchero di canna, succo di limone.

Marmellata di Limoni, Artigianale

SKU: marmellata-limoni
A partire da 8,00€Prezzo scontato
IVA inclusa |
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